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Da che mondo è mondo le grane, intese come i grattacapi, rispondono alla legge fisica della gravità: da qualsiasi direzione scelgano di cadere, vanno sempre verso il basso.

Una legge universale che sembra rispondere ad una proposta lanciata da Massimo Garavaglia, senatore leghista e presidente della Commissione Finanze, che in un emendamento all’ultimo decreto sul famigerato 110%, chiede ai Sindaci di “potenziare l’azione di contrasto alle attività fraudolente relative all’indebita percezione e utilizzo di detrazioni”. Detto in altro modo, alle amministrazioni locali – anche se (pare) su base volontaria – potrebbe spettare l’onere delle verifiche di quello che è definito “un piano straordinario di controlli”.

“Ci stiamo lavorando e ci lavoreremo anche sentendo il Mef, ma il principio di base è semplice: i 220 miliardi che rappresentano il conto del superbonus sono una cifra importante. Se con normali controlli, unicamente documentali, sono stati recuperati 15-16 miliardi, è evidente che se si facesse un controllo un po’ più approfondito qualcosa in più si potrebbe recuperare. Ma poniamo che siano ‘solo’ altri 15 miliardi, non sarebbe ininfluente – ha commentato Garavaglia – tanto più che, data la tipologia degli interventi, i lavori sono difficilmente verificabili dal centro. Ma dato che in ogni Comune ci sono le specifiche di chi ha fatto i lavori, la cosa più semplice è coinvolgerli nei controlli. Nessun costo: il cappotto c’è o non c’è e per verificare che ci sia davvero, poniamo, da 8 cm, basta un trapano, non serve la Nasa. È un normale controllo che può fare il vigile urbano”.

Scendendo nel dettaglio, secondo il senatore la polizia locale e i tecnici comunali potrebbero gestire localmente un piano accurato di ispezioni sui lavori effettuati tra il 2020 e il 2023, in particolare quelli che rientravano nell’Ecobonus sul risparmio energetico, le barriere architettoniche e il bonus facciate, la “triade” che stando alla massiccia campagna di sequestri, arresti e denunce della Guardia di Finanza rappresentano le voci in cui si annidano il maggior numero di truffe e frodi, proprio per la quasi totale mancanza di controlli. Un lavoro comunque abnorme: si parla, secondo stime approssimative, di circa un milione di controlli “casa per casa” fra palazzi, appartamenti e villette.

Tutto questo, a fronte di concedere alle amministrazioni comunali di poter trattenere nelle proprie casse il 50% di quanto recuperato o delle multe, come previsto dalle “norme sul federalismo fiscale”. Percentuale che tuttavia secondo Giorgio Salvitti, senatore del gruppo “Noi moderati” incaricato di presentare una sintesi della proposta, andrebbe corretta al 30%.
In realtà, sulla faccenda sembra già alzarsi la prima lavata di scudi e non tanto per mancanza di volontà da parte dei Comuni, quanto piuttosto per una lunga serie di pastoie burocratiche e non solo, che iniziano dalla necessità di condividere le banche dati dell’Agenzia delle Entrate e dell’Enea, unite soprattutto a competenze che tecniche che spesso mancano fra il personale delle amministrazioni comunali, già messe a dura prova dal raggiungimento degli obiettivi del Pnrr. E questo senza contare un pesante fardello di non poco conto nei piccoli centri, dove tutti si conoscono e diventerebbe difficile entrare a casa di amici e conoscenti pretendendo di visionare fatture e progetti, e poi magari sanzionare.

In realtà, Alessandro Canelli, sindaco di Novara e responsabile della finanza locale dell’Anci non esclude la possibilità di un coinvolgimento diretto dei Comuni nei controlli, ma con qualche distinguo: “Si tratta di un’attività molto complicata e dispendiosa in termini di energie e di risorse umane, e i Comuni possono sicuramente dare una mano ma solo a determinate condizioni.

Bisogna prevedere un rafforzamento dell’organico per le amministrazioni più piccole che hanno già il personale ridotto all’osso. Poi, una parte delle risorse recuperate da chi ha percepito indebitamente il Superbonus dev’essere trattenuta dai Comuni in modo tale da migliorare le proprie finanze. Possiamo fare i controlli in maniera efficace, ma ci vogliono gli incentivi giusti”.

L’Associazione Sindacale Piccoli Proprietari Immobiliare, attraverso le parole di Andrea Gatto, mette le mani avanti: “Soprattutto per i condomini, non sempre i proprietari sono in grado di sapere se il materiale usato sia corrispondente ai requisiti e agli standard di legge. Quindi la responsabilità va allargata al direttore dei lavori e all’amministratore di condominio”.



 

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