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Open Fiber, ancora in stallo in stallo il finanziamento da 2 mld: trattative in corso tra azionisti e banche

Open Fiber, la società della rete in fibra fortemente voluta dal governo Renzi nel 2016, è ancora in attesa del finanziamento da 2 miliardi chiesto a soci e banche per riuscire a varare il piano industriale al 2029 e presentare i conti del 2023. Tra banche e azionisti non sarebbe stato trovato ancora  l’accordo dato che le prime volevano che i secondi (Cdp al 60% e il fondo australiano Macquarie al 40%) si impegnassero a versare almeno il 50% della cifra richiesta. Gli azionisti invece volevano sborsare solo il 40% e quindi la trattativa va avanti con la speranza di chiudersi entro la fine del mese. 

A rallentare l’accordo anche il complesso momento che vive il settore delle tlc in Italia, con la prospettiva di cessione della rete fissa di Telecom al fondo Usa Kkr e al Mef (20%) entro la fine dell’anno. Un passaggio cruciale per il governo che spera di convogliare le due infrastrutture in una unica società della rete realizzando in questo modo sinergie e risparmi che consentirebbero di risolvere i problemi finanziari di Telecom ma anche di Open Fiber. 

La società della rete in fibra conta ancora pochi clienti. Infatti ne  potrebbe attivare sulla sua infrastruttura circa 13,5 milioni ma al momento solo 3 milioni e 100 sono attivi. Il motivo è la forte concorrenza della rete mobile che ovviamente non può avere le performance di quella in fibra ma, dato che gli abbonamenti contengono pacchetti di dati molto consistenti e, a volte, illimitati, non rendono indispensabile l’abbonamento alla rete fissa. Un altro problema è dovuto al fatto che la rete in fibra di Open Fiber non arriva, come quella in rame, dentro le case.

Il cosiddetto ultimo miglio deve essere realizzato quando il cliente chiede l’attivazione del servizio con tempi di attesa che variano anche se i costi, non certo irrisori, siano a carico della stessa Open Fiber. Nel 2022 i ricavi sono stati pari a 500 milioni poco  dunque per una società che ha bisogno di ingenti investimenti e un project financing da oltre 7 miliardi.  A cui si sommano i 2 miliardi necessari per il nuovo piano industriale e  altri 900 milioni chiesti ai soci e a Infratel per il riconoscimento di extra costi per la realizzazione della rete nelle aree bianche lievitati a causa dell’inflazione. Fondi necessari per proseguire i lavori e realizzare la rete entro il 2026 al fine di non perdere i fondi del Pnrr.  

La società guidata dall’ad Giuseppe Gola ha comunque completato il cablaggio del Molise, la prima regione italiana  che terminato i lavori del piano Bul (Banda Ultra Larga). Sono stati stesi 1.700 chilometri di fibra ottica, per una connessione che può raggiungere 10 Gigabit al secondo collegando tutti e 130 i comuni della regione, 133mila case e 688 sedi della Pubblica amministrazione. Presto dovrebbero arrivare gli annunci per Umbria, Marche e Sicilia.  Tra le attività di promozione intraprese nei piccoli comuni Open Fiber propone premi e contributi per i nuovi utenti  incrementando la cifra proposta passata da 50 a 100 euro ma la corsa alle attivazioni, per il momento, non è partita. 



 

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