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Arriva l’emendamento del governo al Decreto Superbonus. Nelle sei pagine di documento si trova anche la norma che prevede, per le spese Superbonus sostenute nel 2024, la ripartizione della detrazione «in dieci quote annuali di pari importo». La novità sarà retroattiva e si applicherà anche al sismabonus. Quanto alle banche, dal 2025 si ferma la compensazione delle rate legate ai crediti di imposta con i debiti previdenziali. Scatta infine il taglio del bonus ristrutturazioni dal 50% al 30% dal 2028.

Rate da 10 anni per il Superbonus

La detraibilità in dieci anni delle spese per interventi col Superbonus riguarda un ammontare di detrazioni fruibili di quasi 12 miliardi tra il 2024 e il 2025, in base a quanto emerso dalla relazione tecnica all’emendamento del governo al Decreto Superbonus. Come si legge nella relazione, «ai fini della stima sono stati considerati l’ammontare di detrazioni fruibili per l’anno 2024 pari a circa 6,211 miliardi di euro e per l’anno 2025 pari a circa 5,78 miliardi di euro, scontati nelle previsioni di bilancio». La novità si applica anche alle spese del Sismabonus, che invece normalmente erano ripartite su cinque anni, e a quelle collegate al bonus barriere architettoniche. La differenza sostanziale risiede nel fatto che la norma stabilisce che la ripartizione dei crediti di imposta non seguirà più quella delle detrazioni ma continuerà in quattro quote annuali per il superbonus e in cinque quote annuali per il sismabonus.

Dal 2025 stop alla compensazione dei contributi per gli istituti finanziari

Dal 2025 per le banche non sarà più possibile compensare i crediti del superbonus con debiti previdenziali; questo vale comunque in generale per gli istituti finanziari, mentre non tocca le persone fisiche. La violazione di questa norma determina il recupero del credito indebitamente compensato e dei relativi interessi, oltre all’applicazione di una sanzione.

Arriva la norma anti-usura

Per le banche, assicurazioni e intermediari che hanno acquistato i crediti a un corrispettivo inferiore al 75% (il superbonus è stato venduto in media a percentuali di circa l’85%) dal 2025 dovranno applicare a queste rate la ripartizione in 6 quote annuali di pari importo: le rate dei crediti risultanti dalla nuova ripartizione non possono essere cedute ad altri soggetti, oppure ulteriormente ripartite. La norma vale, però, solo per i crediti con codice identificativo, quindi generati a partire da maggio del 2022.

Via ai contributi a fondo perduto per 135 milioni

Tra le novità sono stati istituiti due fondi. Uno da 35 milioni per il 2025 per interventi di riqualificazione nelle aree interessate dalla ricostruzione nei territori colpiti dal sisma. Un altro da 100 milioni sempre per il 2025 per la riqualificazione energetica e strutturale realizzata dagli enti del terzo settore, dalle Onlus, dalle organizzazioni di volontariato e dalle associazioni di promozione sociale. Il modello dei contributi a fondo perduto è quello che il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti aveva più volte richiamato nel corso delle audizioni al decreto.

Niente più rate residue

Non potranno più essere cedute le rate residue di crediti per i quali sia stata utilizzata almeno una rata, quindi coloro che hanno iniziato a detrarre non potranno più cedere quello che rimane dei crediti di imposta.

I controlli dei Comuni si estendono anche tutte le agevolazioni

Le verifiche dei Comuni, effettuate nell’ambito della normale attività di controllo sugli abusi, saranno estese a tutte le agevolazioni, non solo al superbonus. Quando l’amministrazione rilevi l’inesistenza, totale o parziale, degli interventi dichiarati per le agevolazioni, lo segnalerà agli uffici della Guardia di finanza e dell’agenzia delle Entrate. Per incentivare i controlli, ai Comuni verrà riconosciuto il 50% di quanto riscosso.

Bonus ristrutturazioni

Altra novità arriva sul fronte bonus ristrutturazioni al 50%, cioè quello ordinario già usato per riqualificare gli immobili. A partire dal 2028 sarà infatti tagliato al 30%, mentre attualmente è al 50%, per cui è anche possibile che nel 2025 sarà confermato il taglio al 36%, come già programmato, senza l’aumento al 50%. (riproduzione riservata)

 

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