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Stop a cessione del credito e sconto in fattura, detrazioni non in quattro ma in dieci anni (per il 2024, non in modo retroattivo). Il governo stringe sempre di più le maglie sul Superbonus, nel tentativo di ridurne gli impatti sulle casse dello Stato. Mettendo però in difficoltà, secondo l’Ance, il settore delle costruzioni e i cittadini che hanno i cantieri ancora aperti. Del vecchio strumento voluto dal governo Conte II durante la pandemia rimane poco, con gli sconti che stanno tornando in linea con il vecchio Ecobonus al 65% o al 75%. Vediamo nel dettaglio cosa rimane del Superbonus e per chi.


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Superbonus, lo sconto sui lavori in casa nel 2024

Il Superbonus, introdotto per la prima volta nel 2020, come misura straordinaria di sostegno all’economia durante il Covid, è un incentivo per le ristrutturazioni edilizie. Consisteva in una detrazione fiscale del 110% per interventi finalizzati al risparmio energetico, all’adeguamento antisismico e alla riduzione del rischio idrogeologico. Per chi ne vuole usufruire nel 2024 uno dei cambiamenti più significativi riguarda la percentuale del bonus, che dal 110% è sceso prograssivamente fino al 70%.

Entro maggio, però, dovrebbe arrivare un decreto del ministero dell’Economia che prevede un aiuto per le famiglie con redditi bassi (sotto i 15mila euro) che hanno iniziato i lavori e non li hanno conclusi. Potranno ottenere un contributo statale, volto a compensare la differenza da versare a causa del passaggio dal 110% al 70%. Per chi non ha concluso la ristrutturazione al 31 dicembre 2023, si mantiene la detrazione al 110% solo per i lavori già asseverati ed eseguiti entro quella data.

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Gli interventi ammessi

Il Superbonus rimane dedicato alla realizzazione di specifici interventi finalizzati all’efficienza energetica e al consolidamento statico o alla riduzione del rischio sismico degli edifici. Tra gli interventi agevolati rientra anche l’installazione di impianti fotovoltaici e delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici. Serve realizzare lavori strutturali, detti trainanti, assieme a quelli minori, detti trainati.

I beneficiari del Superbonus sono persone fisiche, condomìni, case popolari, istituti autonomi e cooperative di abitazione a proprietà indivisa, organizzazioni non lucrative di utilità sociale, organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, associazioni e società sportive dilettantistiche

Il Superbonus è riconosciuto alle unità immobiliari (escluse quelle con categorie catastali A/1 abitazioni di tipo signorile, A/8 ville e A/9 castelli e palazzi). Rispetto agli interventi di efficientamento energetico la condizione per poter accedere all’agevolazione è che le opere realizzate garantiscano il miglioramento di due classi energetiche, o il raggiungimento della classe energetica più alta.

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Detrazioni in dieci anni

Non essendoci più sconto in fattura e cessione del credito rimane solo la detrazione in dichiarazione dei redditi. Lo scorso 4 aprile è stato l’ultimo giorno per inviare all’Agenzia delle Entrate la comunicazione dell’opzione scelta tra la cessione del credito e lo sconto in fattura per le spese sostenute nel 2023. Come annunciato dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, è poi ora in arrivo un emendamento all’ultimo decreto Superbonus per spalmare non più su quattro, ma su dieci anni la ripartizione delle detrazioni del contributo. Il governo lavora poi per mettere in campo nei controlli contro le frodi (secondo l’Agenzia delle entrate superano i 15 miliardi) anche la polizia locale e gli addetti catastali dei Comuni. I quali potrebbero tenere per sé tra il 30 e il 50% di quanto recuperato. 

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Quando è ancora possibile avere sconto in fattura o cessione del credito

Ci sono comunque alcune deroghe per la cessione del credito o lo sconto in fattura, come per: 

  • interventi effettuati nei comuni dei territori colpiti da eventi sismici verificatisi a far data dal 1° aprile 2009 dove sia stato dichiarato lo stato di emergenza;
  • immobili danneggiati dagli eventi meteorologici verificatisi a partire dal 15 settembre 2022, per i quali è stato dichiarato lo stato di emergenza, situati nei territori della regione Marche, per i quali, entro il 30 marzo 2024, sia stata presentata la necessaria documentazione (CILA, richiesta/acquisizione del titolo abilitativo, ecc) oppure istanza per l’acquisizione del titolo abilitativo.

 Un’altra deroga è concessa sugli interventi di superamento delle barriere architettoniche, per i quali la cessione del credito e lo sconto in fattura restano pienamente opzionabili a condizione che entro il 30 marzo: risulti presentata la richiesta del titolo abilitativo; oppure sia già stato stipulato un accordo vincolante tra le parti per la fornitura dei beni e dei servizi oggetto dei lavori e sia stato versato un acconto sul prezzo, se per gli interventi non è prevista la presentazione di un titolo abilitativo.

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Cosa fare per gli interventi partiti con lo sconto al 110%

Come fare allora per gestire le ristrutturazioni in corso o pianificati? Innanzitutto bisogna valutare costi e benefici. È importante, insomma, assicurarsi che i vantaggi fiscali rimangano significativi nonostante la diminuzione della percentuale. Vanno poi ri-orientate le strategie di finanziamento e pianificazione dei lavori per adattarsi alla nuova situazione.

Lavorare a stretto contatto con professionisti del settore può aiutare a trovare soluzioni creative e sostenibili. In alcuni casi, però, i lavori potrebbero essere stati effettivamente bloccati perché le società di costruzione si sono tirate indietro. Sono i cosiddetti “esodati del Superbonus“, alcuni anche in condizioni di estrema gravità perché con l’intera casa trasformata in un cantiere e impossibilitati ad anticipare di tasca propria le risorse per concludere i lavori. L’Ance stima che siano diverse centinaia di persone, tra i 40mila cantieri incompiuti.

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Niente Sal straordinaria

Proprio per salvare questi cantieri condominiali incompiuti (per un valore stimato in 28 miliardi), Ance e Confedilizia vevano chiesto una proroga o almeno un Sal straordinario. Si era pensato di concedere almeno altri 60 giorni a chi a fine dicembre aveva raggiunto circa il 70% dei lavori. Per superare lo scoglio Giorgetti, Fratelli d’Italia puntava a ridurre l’aliquota di sconto sui mesi rimanenti nel 2024 al 60%. Altrimenti l’obiettivo era almeno estendere il 110%, per tutto il 2025, alle famiglie alluvionate o quelle con figli disabili gravi, oppure ad alzare a 25mila euro il tetto di reddito per avere ancora il 110%.

Questi interventi avevano un costo limitato (da qualche decina o centinaio di milioni al massimo), così come l’intervento sulle assicurazioni per la ricostruzione post-sisma, ma il Mef ha chiuso la trattativa. Ciò «non significa – ha però aggiunto la sottosegretaria all’Economia, Lucia Albano – che non si tenga conto di tutte le istanze nei prossimi mesi». Tra queste potrebbe trovare spazio il ritorno di infissi, serramenti, porte e pavimenti nel bonus barriere architettoniche al 75%, tutelando chi non ha terminato i lavori. Per ora, però, il decreto ha limitato gli interventi scontati al 75% a quelli che riguardano scale, rampe, ascensori, servoscala e piattaforme elevatrici. Con una stretta, tranne per disabili, meno abbienti e chi ha già avviato i lavori, su cessione del credito e sconto in fattura. Per gli infissi rimangono così solo l’Ecobonus e il bonus ristrutturazione (al massimo al 65% e solo in presenza di altri interventi).

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Il nuovo ecobonus al 90%

Entro l’inizio del 2025, comunque, arriverà il nuovo ecobonus al 90% legato al capitolo RepowerEu del Pnrr. In campo ci sono 1,38 miliardi, da dedicare a redditi bassi e giovani. Probabilmente i lavori non saranno più finanziati con le detrazioni fiscali, ma realizzati direttamente dalle società di servizi del settore energetico (le Esco). Per verificare questa possibilità, ma anche ripensare tutte le modalità di erogazione degli incentivi per la casa, il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, ha istituito tre tavoli tecnici con l’Enea.

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